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Niwatori, On-dori, Tori,  il decimo animale dello zodiaco; corrisponde agli anni 1933, 1945, 1957, 1993; rappresenta l’ottavo mese e l’ora tra le 17 e le 19. Simboleggia la bellezza maschile, la potenza e la forza. Emblema del principio maschile yang e delle 5 Virtù confuciane benevolenza, purezza, buone maniere, saggezza, verità, è simbolo di coraggio, spirito marziale. E’ sovente associato alla peonia, simbolo di bellezza e prosperità, e al grande tamburo utilizzato in tempo di guerra per raccogliere le truppe (kankodori) che, abbandonato nei periodi di pace era usato, coperto di piante rampicanti, come posatoio per i galli, immagine di pace consolidata e di cittadini contenti. E’ sacro alla divinità solare Amaterasu, poiché col suo canto mattinale annuncia il ritorno del sole.

Nel mese di novembre, nei giorni del Tori (gallo), a Tokyo, si celebra la festività annuale del gallo che dura 3 giorni durante i quali  i pellegrini si recano al Tempio di Tori (Juzaisan Chokoku-ji) ad Asakusa, o in vari santuari di Washi, per pregare affinchè nell’anno a venire fioriscano fortuna, prosperità e salute.

Questa festa si celebra fin dal Periodo Edo e affonda le sue origini nella mitologia popolare: nasce infatti dal culto di due divinità locali, Ameno Hiwashino Mikoto e Yamato Takeruno Mikoto ai quali i contadini porgevano, all’ingresso del tempio, i frutti del loro raccolto, chiedendo in cambio la loro protezione e speranza di abbondanti raccolti. Il simbolo di questa festa è il kumade, un rastrello di bambù che serve a raccogliere la fortuna e portarla alla persona che lo acquista. La tradizione vuole che ogni anno lo si acquisti sempre più grande, ma è anche ereditato di generazione in generazione; le decorazioni sgargianti, che rappresentano ricchi tesori e monete d’oro, sono talmente fastose da coprirne l’intera foggia tanto da non poter più riconoscere la consueta forma del rastrello.

In Giappone, fino al XIX secolo, il combattimento dei galli era un divertimento diffuso.

Una leggenda narra che verso il 1814, quando Katsushika Hokusai era ormai celebre, fu invitato alla corte dello Shogun Iyenari per confrontarsi con un altro artista. Hokusai sfilò una porta scorrevole e sul grande telo tracciò con una scopa sinuose linee blu, poi si fermò un giorno, senza parlare, nè guardare nessuno. Poi tirò fuori da un sacco un bellissimo gallo, gli inzuppò le zampe con una vernice rossa e lo lasciò libero sul telo realizzando foglie rosse. Il gallo e Hokusai si mossero per un po’, mentre tutti erano scandalizzati. Poi fece alzare il telo, mostrando il dipinto che presentò come Foglie d’acero in autunno lungo il fiume Tatsuta, suscitando la sorpresa e l’ammirazione dello Shogun.  Vinse la competizione