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Japonisme, l’origine dell’influenza dell’arte giapponese nel mondo

Esiste un termine che definisce l’interesse del mondo occidentale nei confronti dell’arte e della cultura Giapponesi. Fu coniato dal critico francese Philippe Burty alla fine del XIX secolo. Si tratta di Japonisme ovvero, l’influenza che l’arte Giapponese ha avuto sull’Occidente.

Fu grazie all’apertura dei porti e al commercio di opere d’arte nel 1854 che l’irrefrenabile fascino dell’esotico investì tutto il mondo occidentale. Conquistò gli artisti, i collezionisti e gli intellettuali in tutte le discipline. Non fu infatti solo l’arte pittorica e decorativa ad essere influenzata dal Japonisme, ma anche l’architettura, la scultura e la letteratura.

In Francia, modelli innovativi furono creati anche attraverso motivi iconografici e stilistici derivati da quelli Giapponesi. È il caso ad esempio delle opere di celebri vetrai e decoratori come i fratelli Auguste e Antonin Daum ed Emile Gallé.

Sempre in Francia, impressionisti e post impressionisti furono attratti dai valori cromatici e spaziali delle xilografie giapponesi. 

In America i raffinati oggetti giapponesi in metallo furono di ispirazione a rinomati argentieri come Tiffany e Gorham.  

Japonisme tiffany
Edward C. Moore for Tiffany & Co., New York, circa 1878, Una brocca d’acqua “giapponese” americana in argento e metallo misto, Sotheby’s New York, 25 Gennaio 2013

L’occidente si innamora del Giappone

Scopriamo insieme qualcosa in più sul Japonisme. Come accadde che tutto l’occidente fu pervaso dalla grande passione per l’arte nipponica? 

A far arrivare per prima le stampe giapponesi in Europa, precisamente in Olanda, fu la Compagnia delle Indie.

Ma sullo sfondo ci sono eventi storico-sociali che agevolarono la diffusione dell’arte del Sol Levante.

Alla fine del 1800 il Giappone subì un profondo cambiamento dovuto alla sua enorme espansione ed alla sua completa apertura al capitalismo. L’isolamento mantenuto in nome del potere dello shogunato, ossia il governo feudale, e nel quale versava ormai da troppo tempo, terminò. Questo provocò profonde riforme dal punto di vista politico e sociale, rappresentando una vera e propria rottura col passato anche sotto il profilo artistico. Il Giappone voleva mostrarsi al mondo occidentale e stupirlo con il fascino e l’unicità delle sue opere. La risposta dell’occidente non si fece attendere e già dalle prime esposizioni l’apprezzamento fu evidente. Come accadde nel 1867 a Parigi, dove per la prima volta il Giappone partecipò all’Esposizione Universale. Ad essere estremamente gradita non fu solo l’abilità artistica. Furono soprattutto l’aura di esotismo, la purezza dei colori brillanti e la vivacità delle scene raffigurate ad attrarre un pubblico fino ad allora ignaro della bellezza dell’arte giapponese.

Le stampe giapponesi e gli impressionisti

“Vedi, amiamo l’arte giapponese, ne siamo influenzati […]. Tutti gli impressionisti condividono questa passione” 

Vincent Van Gogh

Come abbiamo già ricordato, il Japonisme si sviluppò a partire dall’Olanda, paese in cui la Compagnia delle Indie fece arrivare le stampe giapponesi. 

Ma quali caratteristiche avevano queste stampe? Cosa esattamente attirò l’attenzione di artisti, amatori ed intellettuali? Quali furono le peculiarità che colpirono impressionisti e post impressionisti del calibro di Monet, Degas, Renoir, Manet? O ancora Pissarro, Cézanne, Gauguin e Van Gogh? 

La Japonaise
Claude Monet, La Japonaise, 1876, Museum of Fine Arts, Boston

“Sto lavorando a un paesaggio di Sandviken, che pare un villaggio giapponese, e ho realizzato una montagna che si scorge ovunque e che mi ricorda il monte Fuji.”

Claude Monet

Le stampe ritraevano perlopiù scene di vita quotidiana e rappresentazioni della natura. Erano impostate sulla rappresentazione bidimensionale, il taglio fotografico e la prospettiva essenziale. I colori appaiono chiari: sono morbidi e delicati con l’utilizzo di toni pastello. L’idea del movimento è suggerita dai tratti semplici e sinuosi. Al primo posto vi sono la linea, la curva e l’irregolarità della forma. Rispetto a quella alla quale erano abituati i pittori di tutti i periodi precedenti, la prospettiva è rivoluzionaria. Sintesi ed estetica decorativa prevalgono sulla ricerca del dettaglio. 

Curioso constatare come il Japonisme abbia colpito anche gli stessi artisti giapponesi. Eh sì, le stampe tanto amate dagli impressionisti francesi, furono di ispirazione anche per gli artisti nipponici del periodo Meiji. Dai decoratori di ceramiche di Satsuma ai maestri della lavorazione dei metalli e smalti cloisonné fino agli scultori. Questi avevano a disposizione un catalogo infinito di soggetti e scene dai quali trarre nuove idee per eseguire i loro lavori. Opere d’arte nelle quali la natura, la quotidianità, ma anche la mitologia, sono gli assoluti protagonisti. 

Concludiamo questo viaggio nel Japonisme con un’ autorevole citazione che riassume tutto il valore che l’arte giapponese ha avuto per il mondo occidentale:

“Quello che invidio ai giapponesi è l’estrema limpidezza che ogni elemento ha nelle loro opere […]. Le loro opere sono semplici come un respiro, i giapponesi riescono a creare figure con pochi tratti, ma sicuri, con la stessa facilità con la quale noi ci abbottoniamo il gilè. Ah, devo riuscire anche io a creare delle figure con pochi tratti”.

Vincent Van Gogh

Van Gogh Japonisme
Vincent van Gogh, Rami di mandorlo in fiore, 1890, Vincent Van Gogh Museum, Amsterdam