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Kinkozan Sobei (1645-1927)

La storia della ceramica Kinkozan iniziò nella metà del XVII secolo, quando un membro della famiglia imparò il mestiere in Awata, sobborgo di Kyoto. La terza generazione, guidata da Kobayashi Kihei, continuò l’attività a Iwakura a nord di Tokyo. Nel 1756 fu designato decoratore ufficiale per lo Shogun Tokugawa e gli fu attribuito il nome di Kinkozan. Dal 1877, dopo cinque generazioni Kobayashi Sobei cominciò ad esportare in occidente le ceramiche Kinkozan con successo. L’aumento della domanda gli permise di espandere il piccolo studio e di aprire una fabbrica; i documenti aziendali ritrovati mostrano che solo nel 1915 si contarono circa mille dipendenti della fabbrica e vennero creati più di un milione di oggetti, diventando così semplici ceramiche da commercializzare. Al contempo, sia Kinkozan Sobei sia suo figlio, vollero mantenere la tradizione di famiglia trasmessa dalla metà del XVII secolo. Dietro la fabbrica, crearono un piccolo studio contornato da giardini, dove i più abili decoratori poterono dare vita a delle opere di superba qualità. La loro notevole attenzione per i particolari e la loro grande pazienza, unite all’uso di svariati colori e smalti e alla raffigurazione di svariati soggetti, ci consente di ammirare dei piccoli capolavori. Scene mitologiche, di vita quotidiana e naturalistiche divennero i soggetti preferiti da Kinkozan; l’utilizzo in molte di queste opere di uno smalto blu scuro e lucido a farne da sfondo unito all’oro zecchino è il suo segno distintivo. Kinkozan Sobei morì nel 1884 e suo figlio che vinse numerosi riconoscimenti a Parigi nel 1900, a Hanoi nel 1902, a St. Louis nel 1904, a Liegi nel 1905, a Milano nel 1906, in Russia nel 1908, in Alaska nel 1909, a Londra nel 1910 e a Torino nel 1912, come accaduto nelle generazioni precedenti continuò l’attività del padre fino alla sua morte nel 1927 che sancì la chiusura della fabbrica e della produzione.