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Netsuke: la praticità prima, lo stile poi

Oggi parliamo di un oggetto che nacque per scopi puramente pratici e che divenne presto motivo di eccelsa espressione artistica: il Netsuke.

Ne “radice” e tsuke “appendere”, questa la traduzione dell’ideogramma che fa facilmente intuire l’uso che ne veniva fatto. Si tratta infatti di sculture di piccole dimensioni che servivano per assicurare alla cintura piccoli contenitori. 

Andiamo dunque a scoprire qualcosa di più di questo oggetto.

Come nasce il netsuke

Come abbiamo già detto la nascita del Netsuke dipende da un’esigenza del tutto funzionale. Infatti, l’abito tipico giapponese, il kimono, è tradizionalmente privo di tasche. Per questo venivano usati i sagemono per portare con sé piccoli oggetti di uso quotidiano. Parliamo di portamonete, scatole di medicinali (Inro), set da scrittura portatili (Yatate) e porta tabacco. Questi accessori contenitori venivano appesi agli obi, vale a dire le fasce del kimono che fungono da cinture. Ed ecco che, per evitare la caduta dei sagemono, questi ultimi venivano attaccati al fermo, il netsuke appunto, tramite due fori chiamati ” himotoshi ” e quindi posizionato saldamente sopra alla cintura.

Per gentile concessione dell’ Hermitage Museum
Sagemono in legno di bosso completo di netsuke, ojime (piccola sfera che funge da chiusura) e tonkotsu (porta tabacco) venduto dalla nostra galleria

Non anonimi “bottoni”, come talvolta capita di sentire, ma piccoli oggetti posizionati in un posto preciso e con una funzione specifica.

I primi Netsuke furono dei semplici pezzi di legno intagliati dalle fattezze piuttosto essenziali.

Da oggetti che assolvevano un pratico compito, divennero dunque piccole, superbe e intricate sculture apprezzate e collezionate in tutto il mondo.

Netsuke in avorio di un Oni che si ripara dal lancio dei Fagioli durante il Setsubun firmato Tomomitsu 友光

Tipologie, materiali e raffigurazioni

Esistono numerose tipologie di questo particolare oggetto ed esse differiscono tra loro principalmente per la loro forma.

I più popolari hanno una forma tridimensionale e sono chiamati Katabori, mentre quelli di forma rotonda e piatta sono i Manju. Di questi ultimi esiste una variante, i Ryusa Netsuke, che presentano intagli traforati sulla superficie.

Simili ai Manju sono i Kagamibuta. La loro particolarità è un coperchio, generalmente in metallo, sopra una ciotola scavata in avorio.

Un’altra tipologia di Netsuke sono quelli a guisa di maschere tradizionali del teatro giapponese, come Noh, Bugaku, Kyogen e Gigaku.

Esistono anche Netsuke a forma di trick animati, questi presentano parti mobili o hanno sorprese nascoste al loro interno.

In ultimo troviamo una variante che differisce da tutte le altre, si tratta del Sashi Netsuke che venivano infilati tra l’obi e il kimono con una corda molto corta.

I materiali

Altrettanto numerosi sono i materiali usati per creare queste piccole opere d’arte. L’avorio, il legno di bosso e le corna di cervo rappresentano i materiali più comuni, ma ne esistono di materiali anche più ricercati e meno consueti. Parliamo ad esempio di zanne di cinghiale, porcellana, vetro, metallo, denti, lacca, canna intrecciata e bambù.

I soggetti

I soggetti a disposizione degli intagliatori di Netsuke, i cosiddetti netsukeshi, sono i più disparati. L’ispirazione per la creazione di queste piccole e deliziose sculture proveniva da svariati ambiti e contesti. I soggetti più popolari sono sicuramente i dodici animali del calendario dello zodiaco. Molto richiesti anche gli animali mitici come  Kirin, Baku, Kappa e Draghi o il più comune Shishi.

Netsuke in avorio raffigurante due polpi firmato Shūsai 秀斉

La vita quotidiana ha sicuramente offerto molti spunti quanto a soggetti rappresentati. Troviamo ad esempio raffigurazioni di contadini,  pescatori, massaggiatori e venditori ambulanti. Ma anche Ama (le ragazze truffatrici), lottatori di sumo, ciechi e addestratori di scimmie. E la lista continua ancora con altri soggetti, come ad esempio gli stranieri, olandesi e cinesi, che fanno parte della produzione del XVII e XVIII secolo.

Netsuke in avorio di un olandese con Bambino firmato Washūjin Kōsen 和州人 光仙

Non solo soggetti umani, ma anche elementi della natura spesso raffigurati con l’intento di inviare un doppio messaggio. È il caso per esempio dei fiori o dei frutti e della verdura, alcuni dei quali nascondono significati erotici, come ad esempio i funghi e i cetrioli. Si tratta dei Netsuke Shunga i quali appunto mostrano soggetti erotici spesso nascosti o suggeriti e solo a volte espliciti.

Shunga netsuke in legno di bosso e avorio raffigurante Okame

Infine, tra i soggetti troviamo anche scene tratte dai drammi dei teatri Noh e Kabuki e racconti popolari. Nonché leggende prese in prestito dalla mitologia cinese.

Cosa c’è da sapere sui Netsuke

Come abbiamo potuto vedere fino a qui, esiste una immensa quantità di soggetti e simbologie. Questo fa sì che il collezionismo di Netsuke sia praticamente infinito. Anche la collezione apparentemente più completa presenterà sempre un piccolo spazio per un soggetto che ancora non si possiede. Niente di più elettrizzante per un vero collezionista! La ricerca di quel piccolo pezzo mancante del puzzle rappresenta quanto di più eccitante ci possa essere nella realizzazione di una collezione.

Proseguiamo, per tutti gli appassionati di questo piccolo, ma infinito mondo dei Netsuke e per coloro che hanno voglia di diventarlo, dando alcune utili informazioni.

I nostri consigli

Il primo consiglio riguarda le sembianze. Per ritenersi tale, infatti, un vero Netsuke non non deve necessariamente avere i due classici fori, chiamati ” himotoshi “. È vero, infatti, che la gran parte di essi li presenta entrambi e quelli più antichi ne hanno uno più grande dell’altro. Ma è altrettanto vero che alcuni possono avere dei “passaggi naturali” per consentire al filo di essere fermato, sostituendo così himotoshi.

Un’altra indicazione riguarda la firma. Nel caso di queste piccole opere d’arte, la firma ha una valenza abbastanza relativa. Esistono infatti molti Netsuke non firmati e tra essi ci sono anche quelli più importanti. Ciò dipende dal fatto che, soprattutto nel periodo iniziale, non tutti i netsukeshi firmarono le loro sculture.

Infine, ma non meno importante, c’è il tema dell’autenticità. Come facciamo a sapere se ci troviamo davanti ad un vero Netsuke? 

Qui la questione si fa complicata ed il motivo è molto semplice. Quando un oggetto da collezione diventa in voga è facilmente soggetto a numerose riproduzioni. Un esempio sono le riproduzioni della seconda metà del XX secolo per il mercato di massa prodotte in Cina.

Attenzione però, questo non vuol dire che tutti i Netsuke contemporanei non siano validi. Ancora oggi, intagliatori estremamente abili danno vita a piccole miniature di finissima qualità rivisitate con il gusto e l’influenza del mondo moderno.

Il nostro suggerimento è sempre quello di affidarsi ad esperti d’arte specializzati del settore che sappiano guidare il collezionista nella corretta scelta.     

Un piccolo regalo

Le pubblicazioni dedicate a questo straordinario oggetto, nato per esigenze pratiche e divenuto arte sopraffina, sono tante.

Desideriamo indicarvi i testi adatti sia al collezionista più esperto che al neofita che vuole scoprirne di più. 

Di seguito la nostra selezione per voi.

  • Adornment in Clay: Ceramic Netsuke from the Richard R. Silverman Collection by Laura Mueller
  • The Metropolitan Museum of Art Netsuke Masterpieces by Barbra Teri Okada
  • Promenade Dans L’Art Japonais by Alain Ducros
  • Netsuke: 100 Miniature Masterpieces from Japan by Noriko Tsuchiya
  • Netsuke: The Tokyo Meiko Kagami , Tokyo Living Masters List by Tokyo Metropolitan Government in December 1879
  • The Raymond and Frances Bushell Collection of Netsuke: A Legacy at the Los Angeles County Museum of Art
  • Netsuke: Fantasy and Reality in Japanese Miniature Sculpture by Joe Earle
  • Netsuke: 100 Miniature Masterpieces from Japan by Tsuchiya, Noriko (2014)
  • An introduction to Netsuke by Raymond Bushell
  • Netsuke: The miniature sculpture of Japan
  • Collectors’ Netsuke by Raymond Bushell
  • Netsuke: A comprehensive study based on the M. T. Hindson Collection by Neil K. Davey
  • Netsuke: the Hull Grundy Collection in the British Museum
  • Netsuke, Familiar and Unfamiliar: New Principles for Collecting by Raymond Bushell
  • The World of Netsuke: The Werdelmann Collection at the Museum Kunst Palast
  • The Garrett collection–Japanese art: Lacquer, inrō, netsuke by Neil K. Davey e Susan G. Tripp
  • Netsuke Masks by Raymond Bushell