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Niō: i guardiani della sacralità

Oggi ci avvicineremo ai luoghi sacri per eccellenza, i templi. Ci fermeremo però alle soglie dell’ingresso principale per scoprire le mitiche figure che accolgono i fedeli: i Niō.

Posizionati su entrambi i lati dell’adito di ogni tempio Buddista in Giappone, i Niō sono dei veri e propri guardiani con un preciso compito da svolgere.

Posizionati a destra e a sinistra del cancello del tempio, chiamato Niō-mon, letteralmente Porta Niō, non hanno solo uno scopo ornamentale.  

Andiamo dunque a scoprire chi sono i Niō, qual è la loro storia e quali significati nascondono.

I Niō contro il male

Apparentemente in contrasto con la tradizionale tendenza pacifista del buddismo, ai Niō è concesso l’uso della forza. Questa deroga ha un motivo ben preciso e importante: la conservazione dei valori e dell’integrità delle credenze buddiste.

Naturalmente, trattandosi di statue, si parla di “uso della forza” in senso metaforico dato il loro aspetto feroce e minaccioso. Le gigantesche statue pesantemente corazzate o a petto nudo, assicurano la giusta distanza tra gli spiriti maligni e il tempio. 

Alcune vecchie credenze popolari li vedono protagonisti attivi accanto al Buddha. Si narra, infatti, che furono essi a garantirgli protezione e sicurezza durante i suoi viaggi in tutta l’India.

È anche probabile che questa funzione protettiva dei Niō provenga dagli atti di violenza che nemici e saccheggiatori non risparmiarono nel tempo ai luoghi di culto. In ogni caso, chiunque oggi voglia entrare in un tempio buddista, sarà obbligato a subire lo sguardo severo delle due statue. 

Dall’India al Giappone passando per la Cina

È l’India il luogo originario di questi guardiani. Figure mitiche che hanno attraversato i secoli e viaggiato in molti paesi portandosi dietro leggende e misteri.

Sembra che i Niō siano stati generati da divinità minori chiamate in sanscrito Yaksha. A partire dal IV-III secolo a.C. vennero venerati nel pantheon buddista ed induista. A loro era legata la credenza che fossero in qualche modo protettori dei villaggi e degli elementi naturali. 

Cominciarono quindi ad adornare cancelli e ad essere associati a divinità più importanti, fino ad arrivare a guadagnarsi la posizione di sorveglianti agli ingressi dei santuari e dei templi.

Giunsero presto in Cina, dove il loro aspetto variò notevolmente. Venne adattato, infatti, a quelli che erano i modelli della cultura del paese. 

Lo stesso accadde quando sbarcarono in Giappone. La loro estetica subì molti cambiamenti e rivisitazioni. Ciò che rimase invariato fu il loro compito ed il loro significato. È proprio in Giappone che troviamo alcuni dei più antichi esempi di Niō. Si tratta della coppia in argilla nel tempio di Hōryūji 法隆寺 e delle sculture in lacca dell’VIII secolo al tempio Tōdaiji 東大寺, entrambe a Nara.

Il simbolismo dei Niō

Esistono diverse varianti di queste statue. Ad esempio nei santuari Shintō i guardiani Niō sono sostituiti da una coppia di animali. Si tratta di volpi, ma anche di koma-inu (cani – leone) posizionati sempre sulla destra e sulla sinistra dell’ingresso principale. Sono solitamente in pietra, ma anche di bronzo o ceramica e la loro funzione è la medesima. 

Ma arriviamo al simbolismo che queste figure portano con loro. 

Quando parliamo dell’arte e della cultura del Sol Levante siamo abituati a scoprire grandi simbolismi e significati nascosti. Spesso dietro agli oggetti si celano storie e leggende che, in qualche modo, vivono nei secoli proprio grazie ad essi. I Niō non fanno eccezione e ciascuno di essi ha le proprie caratteristiche e i propri richiami iconici.

Come detto sopra sono posizionati ai lati dell’ingresso dei templi. Il Niō di destra è chiamato Agyō 阿形 e viene rappresentato con la bocca aperta a mostrare i denti con fare minaccioso. Ha in mano una Vajra, arma leggendaria che simboleggia le proprietà di un diamante e di un fulmine, rispettivamente indistruttibilità e forza irresistibile.  

Il Niō di sinistra, chiamato Ungyō 吽形, è rappresentato, al contrario, con la bocca chiusa e non stringe nulla nelle sue mani. Il suo aspetto ha comunque le fattezze di una figura estremamente forte. Rispetto all’altro però, possiede una tale sicurezza in sé stesso che non ha bisogno di armi per mostrare fermezza nell’affrontare le forze del male.

La tradizione narra che il guardiano di destra pronunci il suono “Ah”, mentre quello di sinistra emetta una verso che suona come un “Hum”.  L’unione delle sillabe pronunciate dalla coppia forma la parola “Aum”, che in sanscrito indica il tutto assoluto.

Ciò, unito alla loro posizione ai lati del cancello, è simbolo di principio e fine, della nascita e della morte di tutte le cose.